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CANONE EUROPEO

L’Occidente – MMXXIII

L’Occidente – MMXXIII

Artist: IANVA
Label: Antica Fonografia Il Levriero
Release Date: 24-6-2023
Genres: Chanson, Dark Cabaret, Italian, Italian Cabaret Melodrama, Martial, Neofolk, Old Fashioned, Songwriter, Soundtrack
People: Mercy - voce, marranzano, liriche, musiche, concepto, cori, arrangiamenti Stefania T. D'Alterio - voce, liriche, ricerca sonora Fabio Gremo - chitarra classica, programmazione macchine, musiche, cori arrangiamenti Francesco La Rosa - percussioni d’ogni sorta, programmazione macchine, musiche Beppe Spanò - pianoforte, tastiere, cori Fabio Carfagna - chitarre classica ed elettrica, basso elettrico, musiche, cori Davide La Rosa - fisarmonica, percussioni, cori Azoth - basso elettrico, cori

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Tracklist

1. L'Occidente
2. Santa Luce Dei Macelli
3. Il Sereno E La Tempesta
4. Terminale Balcanico
5. In Germania, All'Anteguerra*
6. Oceania*

Lyrics

L'Occidente

Come genti del Nord dai barbarici Numi
Che scambiarono per Roma i marmi di Luni,
O gli Altaici dell’Est errabondi e ferini
Fondatori d’imperi per pascolarvi ronzini.
O i predoni del Sud, autoeletti Signori
Inventandosi un dio da servi-pastori,
Abbiamo stomaci esausti, ma appetiti da iene,
Tutti incontro alla sera che viene…
Dove va a cadere il sole, sepolcreto di tramonti:
Quando s’alza il fortunale, si sa, chi avanza
Per primo affonderà.
Deleghiamo ogni cosa, anche l’esser violenti,
Ma la guerra dei ventri ci scopre impotenti.
Sempre sotto tutela di un corretto pensare
Che ci castra quel tanto da tirare a campare
Dentro a questo circuito senza ieri o domani,
Per leccar quattro ossa come s’addice ai cani:
Non ho più alcuna voglia di fare il possibilista,
Guardo solo la notte che è in vista…
Dove va a morire il sole, l’orizzonte inghiotte i giorni,
La stagione del Maestrale, lo sai, dispero che torni.
Dove va a sfinirsi il vento, l’orizzonte incontra l’onda,
Sono oltre al mare aperto e più in là, ma non vi è sponda…
Tra Vladivostok, la propaggine estrema
E le Orcadi che sono d’Occaso il diadema,
Suggestivo, lo so, ma a che pro ci si crede,
Se il tenerci alla pelle resta l’unica fede?
Ci ostiniamo a pensarci quali punti d’arrivo,
Ma il più morto di “loro” è pur sempre più vivo
Di chi ormai ha di sacro giusto un osso sul culo
E d’un tratto la notte è già un muro!
Muro che non sente pianti, muro che recinge il niente:
Solo un punto cardinale e nulla più quest’Occidente.
E se il sole vi si spegne, e se ora è giunto il tempo,
Quella fiaccola di Atene che tu sai, difendila dal vento
Che verrà...

Santa Luce Dei Macelli

Più lenta e greve d’un volo d’avvoltoio
La folla orante avanza come bovi al mattatoio.
Che entri il coro, che Luce sia
Di ceri innumerevoli a punteggiar la via.
E per toccare i lembi di sacra vestizione
Come se fosse un balsamo che dà consolazione
Ginocchi strisciano e lasciano una scia
Schiumante e bruna come un’agonia…
Come crivellato Golgota bianco seno tra le spine
E in capo a Lei
Le fanno da corona gli astri dell’Orsa Maggiore.
Col suo volto avorio e porpora guarda a noi sulle rovine,
Ed è per noi
Che l’abissale colubro tiene sotto il tallone!
Ma del Vattiente la gamba insanguinata
Insinua una lezione che resta inascoltata:
Che la mitezza non sempre è una virtù
Chi doma il suo soffrire, non vuole schiavitù!
Se il Cardo Santo è Atto Di Dolore
Come le Sette Spade che vanno a berle in cuore,
Vedo il virile, sereno sprezzo del-
L’arcaico oplita che fa dono di sé.
E dalle sdentate fauci di megere nero-notte
Riecheggerà
Sonora l’onda panica di ioniche rotte,
Delle primavere attiche quelle sacre frenesie
Crescono in me,
E certe guerre estatiche diventano mie.
Sento ancora tra le dita calde viscere fumanti
E scorgo in Lei,
Le traiettorie mistiche di uccelli migranti.
Perciò stringo quel revolver e a ragione che mi chiedi
Risponderò
Di nuovo è tempo che gli Dei si onorino in piedi!

Il Sereno E La Tempesta

instrumental

Terminale Balcanico

Nelle armonie vocaliche
Delle parlate ungare
Reminiscenze mongole
Rimandano oltre gli Urali.

In Transilvania i Sassoni
Su ingaggio in armi vennero
Come coloni liberi
A contrasto della Mezzaluna.

Scopri un'eco millenaria
Della marcia legionaria
Dritta al cuore della Dacia
Nel Latino che s'incrocia
Con gli Illiri lupi grigi
E coi Sarmati e coi Frigi
Con gli Sciti del Mar Nero
In quest'ultimo avamposto dell'Impero.

Il terminale balcanico:
L'Oriente è un fiato di belva,
Nostro cilicio atavico
Spinoso di steppa e di selva.
E' il terminale balcanico,
Confine tra il dentro ed il fuori,
Un crocevia satanico
Di rinomati orrori.

Arciduchesse bulgare,
Virtuose di frusta e sciabola,
Cavalcano a pelo e corrono
A piedi nudi nella neve.
Del Comandante Arcangelo
La buona moglie Elena
Ci offriva the con mandorle
In composta di ciliegie amare.

E nascoste nei granai,
Seppellite nei solai,
Scorte d'armi familiari,
Multigenerazionali,
Che esperienza ha messo in serbo
Per quel fronte sempre aperto
Presso l'argine orientale:
Un Costato sempre pronto a sanguinare.

Il terminale balcanico
Ha sempre cadaveri freschi,
Incubo Pan-Turanico
Che innalza torri di teschi.
Nel terminale balcanico
Volteggi su una gamba sola,
Sul tambureggiar sciamanico
Tra i fuochi di Candelora.
Soffiano umore panico
Siringhe di pastori,
Voli su un tempo dispari
Che fa scoppiare i cuori...

In Germania, All'Anteguerra*

In un presagio di tormenta,
Germania di metà anni '30,
L'estate che declina lenta
A Düsseldorf...

Laggiù nel parco lungo il Reno,
Nell'ora del tramonto un uomo
Compare più puntuale del destino.

Negli occhi scorre il fiume, sente un mare dentro sé
Un mare dentro sé,...
Di fronte solo il fiume, ma ha un mare dentro che...

E sulle lenti degli occhiali
Si specchia un cielo già autunnale,
E una bambina bionda che
Non sa tornare...
Negli occhi ha il grigio di quell'ora,
Del giorno che agonizza ancora...

Lui guarda sempre il fiume sente il mare dentro sé,
Un mare nero che...
Un mare nero che...

Crepuscolo che al buio cede,
Immobile in perfetta quiete
Le giace accanto...


*adattamento italiano di "In Germany Before The War" di Randy Newman

Oceania*

* cover dell'originale di Mario Castelnuovo

About Album

Dopo un’attesa durata più di 15 anni, torna finalmente “L’Occidente” in veste completamente rinnovata, qui nella sua stesura completa e definitiva.
Sorta di risposta di IANVA alla fase storica in atto e alle numerose richieste pervenute, il disco si presenta con una nuova tracklist allargata.
Manca “In Battaglia”, già coerentemente inserita in “Memento X-C”, ma vi trovano posto tre nuovi episodi rimasti incompiuti al tempo della prima uscita.
Due cover, “Oceania” di Mario Castelnuovo e “In Germania, All’Anteguerra” rifacimento Italiano di “In Germany Before The War” di Randy Newman, magistralmente tradotta da Mercy.
E soprattutto un nuovo inedito originale, che fa la differenza: quel “Terminale Balcanico” tanto lungamente rimandato che suona oggi sinistramente profetico.
Gli IANVA vi invitano a salire a bordo, dunque: è tempo di salpare.
Prora ad Occidente, andiamo a danzare sull’Abisso.
Non temiate che i posti vadano esauriti.
L’Abisso può contenerci agevolmente tutti.
CD 6 Tracks – Digipack + 12 pages booklet